tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 71 )
28.05.2026 |
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"Massimo si stacca finalmente dalla sua guancia, e le dice:” Ti basta come garanzia? ”
Lei annuisce subito..."
Gaia esclama:" Una sedia, per favore; sto per svenire. Non mi sento bene."La sua voce esce improvvisamente più debole, spezzata.L’atmosfera cambia completamente. Tutta la tensione, accumulata, fino a questo momento, sembra congelarsi.
Mio padre si alza immediatamente.Non esita nemmeno un secondo. Prende la sedia dietro di sé, e la trascina fino alla mia compagna di università, quasi urtando il tavolo.
Poi appoggia entrambe le mani sulle braccia di lei, con fare protettivo.
" Gaia; ti ho presa. Non ti preoccupare. Siediti con molta calma. Ti sorreggo io."
Lo guardo.
È impressionante la naturalezza, con cui entra nel ruolo del salvatore. Non c’è dubbio, non c’è sospetto nel suo sguardo. Vede una ragazza in difficoltà, e reagisce d’istinto.
Io invece guardo Bartolomeo e gli altri tre.
Nessuno di loro si è mosso.
Nemmeno di un centimetro.
Questo dettaglio inizia ad insinuarmi un sospetto fastidioso.
Continuo a guardare Bartolomeo e gli altri, cercando di mettere ordine nei pensieri. Nessuno di loro si è agitato davvero. Nessuno si è precipitato da Gaia. Nessuno ha avuto quella reazione impulsiva, che normalmente si ha, quando una persona dice di stare male.
Sembrano quasi abituati.
Come se avessero già visto questa scena, altre volte.
Come se conoscessero perfettamente i modi di fare di Gaia.
Ed è proprio questo a confondermi ulteriormente perché, fino a poche ore prima, non era così.
Sotto casa dei miei amici, al bar nel pomeriggio, non mi era sembrato affatto che fingessero, o che prendessero alla leggera, le sue reazioni emotive. Anzi. Bartolomeo sembrava coinvolto, nervoso, protettivo.
Adesso invece no.
Adesso c’è qualcosa di diverso nel loro atteggiamento.
Troppo controllo.
Troppa lucidità.
Bartolomeo non ha nemmeno verificato davvero come stesse. Gli è bastato guardarla negli occhi, per qualche secondo. E subito liquida tutto, con una calma quasi innaturale:" Ha già riacquistato il colorito.”
Come se sapesse già dell’assenza di un reale pericolo.
E allora, nella mia testa, cominciano a rincorrersi pensieri sempre più confusi.
Forse Gaia usa davvero questo tipo di atteggiamenti, quando si sente sotto pressione.
Forse il poliziotto ha imparato a riconoscere quando sta male davvero, e quando invece sta semplicemente crollando emotivamente. O peggio ancora, quando sta fingendo.
Oppure c’è qualcosa che mi sfugge completamente, perché il loro cambiamento improvviso è troppo netto, per passare inosservato.
E più ci penso, più mi sembra di essere l’unico a non capire davvero, cosa stia succedendo.
Mio padre si gira verso Bartolomeo:" Probabilmente un abbassamento di pressione, ma non devi preoccuparti. Vado a chiedere un bicchiere d’acqua? "
Bartolomeo lo osserva, senza particolare agitazione. La sua calma stride con questa scena.
" Gianni; si è già ripresa. Vero, Gaia? "
Poi la guarda intensamente negli occhi.
Troppo intensamente.
Come se tra loro ci fosse una conversazione silenziosa, che gli altri non possono comprendere.
Gaia abbassa leggermente lo sguardo.
" Mi gira la testa."
Mio padre continua a prenderla sul serio, fino in fondo.
" Se vuoi, ti prendo in braccio, e ti porto fino alla macchina di tuo padre. E così ti può portare al pronto soccorso."
Per un attimo quasi mi innervosisco.
Più lui si mostra premuroso, più io percepisco questa scena, come artificiale. Non riesco a credere fino in fondo, a questa debolezza improvvisa di Gaia. Non dopo tutto quello che è successo.
Bartolomeo interviene subito, fermando l’escalation:" Non c’è bisogno. Ha già riacquistato il colorito. Grazie per esserti interessato a mia figlia."
Mio padre allora si gira verso di me.
"Francesco; stai vicino a Gaia."
Dentro di me scatta qualcosa.
No, non posso stare dietro a questa sceneggiata.
Gaia sta palesemente fingendo.
O almeno mi sono convinto di questo, per la troppa teatralità. Non voglio lasciarmi coinvolgere emotivamente, ancora una volta, e fare il suo gioco.
La guardo attentamente. Troppo attentamente.
Cerco incoerenze, dettagli, qualsiasi cosa, che confermi il mio sospetto.
E così replico freddamente:"Non c’è bisogno, si è già ripresa.Concordo con Bartolomeo."
Improvvisamente una voce rompe l’equilibrio precario, carico di tensione e silenzi.
" Ci penso io."
È Massimo.
Il barista si avvicina rapidamente a Gaia, e si rivolge a mio padre, con tono sicuro:" Si sposti, la lasci respirare."
Mio padre resta interdetto. Per un istante apre persino la bocca per replicare, colpito da quel invadenza improvvisa. Però non dice nulla. Fa un passo indietro, quasi spiazzato dalla sicurezza del ragazzo.
Massimo invece non mostra alcuna esitazione.
" Gaia; attaccati con le braccia al mio collo."
Lei lo guarda e annuisce immediatamente.
Solleva le braccia e le posa dietro il suo collo, mentre lui le appoggia le mani sui fianchi, con naturalezza quasi disarmante.
" Ora tirati su leggermente, per permettermi di accompagnarti dolcemente a terra. Voglio che ti siedi a terra."
Gaia esegue ogni movimento alla lettera.
La scena mi colpisce profondamente proprio per questo: non c’è opposizione, non c’è imbarazzo. È come se tra loro si fosse creato un linguaggio immediato, fisico, istintivo.
Mentre lui la accompagna lentamente verso il pavimento, i loro visi rimangono vicinissimi.
Troppo vicini.
Gaia lo guarda fisso negli occhi. Anche lui continua a guardarla.
Io invece rimango immobile.
Osservo tutto, senza riuscire davvero a intervenire.
Appena lei si siede a terra, Massimo si incurva verso di lei.
Poi le porta le mani sulla camicetta.
"Devo aprire due bottoni, così prendi un po’ d’aria."
È rapido.
Fin troppo rapido.
Con un movimento sicuro, riesce a sbottonarle la camicetta, prima ancora che Gaia possa reagire. O forse semplicemente non vuole farlo.
Per un attimo intravedo il reggiseno azzurro di Gaia, di profilo. Non è una scena esplicita, ma è abbastanza da farmi sentire un nodo violento nello stomaco.
Non affermo che abbia le tette di fuori, ma la parte più esterna del reggiseno, è in bella vista.
Mi giro verso Bartolomeo.
Mi sta guardando.
Non parla ma, per il suo movimento delle labbra, capisco perfettamente cosa sta dicendo:" Intervieni."
Eppure io non riesco a muovermi.
Sono scioccato.
Non tanto dal gesto in sé, ma dalla naturalezza con cui tutto sta accadendo, davanti agli occhi di tutti.
Poi Massimo posa le mani sulle spalle di Gaia.
" Sdraiati a terra."
Lei si stende immediatamente, come un riflesso automatico.
Lui le sistema leggermente la camicetta sul petto, coprendo la parte rimasta aperta. Stavolta il gesto sembra quasi premuroso, ma ormai ogni suo movimento mi irrita.
La parte visibile del reggiseno, ora torna nascosta.
La mia compagna di università alza leggermente la testa per guardarlo.
E gli sorride.
Non è uno di quei sorrisi educati, automatici, di circostanza. È un sorriso caldo, pieno, quasi luminoso. Di quelli che Gaia concede raramente, e solo quando si sente davvero coinvolta da qualcuno.
I suoi occhi si addolciscono immediatamente.
Lo guarda con un’espressione incredibilmente affettuosa, quasi protettiva, mentre Massimo resta piegato verso di lei.
Quella scena mi colpisce molto più di qualsiasi gesto fisico.
Perché lì non vedo provocazione.
Non vedo gioco.
Vedo trasporto.
Ed è proprio questo, che mi manda lentamente al tappeto.
Fino a questo momento avevo cercato di convincermi, che Gaia stesse solamente recitando, provocando, giocando con gli equilibri della situazione. Ma quel modo di guardarlo incrina ogni mia difesa mentale.
Non c’è finzione in quegli occhi.
O, almeno, io non riesco più a vederla.
Massimo ricambia il sorriso con naturalezza, quasi soddisfatto di quella reazione. Poi le accarezza lentamente una guancia, con la punta delle dita.
Un gesto semplice, eppure incredibilmente intimo.
Gaia chiude appena gli occhi per una frazione di secondo, come se quel contatto le trasmettesse tranquillità. Poi porta lentamente la mano, sopra quella di Massimo.
Gliela accarezza.
Le sue dita scorrono leggere sulla pelle del barista, mentre la mano di lui resta appoggiata sul suo viso.
Per qualche secondo rimangono così.
Immobili.
Come se, intorno a loro il locale, fosse sparito.
Ed è proprio quel intimità silenziosa, a farmi più male di tutto il resto.
Sento lo stomaco stringersi violentemente.
Continuo a ripetermi che dovrei restare impassibile, che non dovrei reagire; che mostrare gelosia, significherebbe perdere definitivamente il controllo. Però sto crollando pezzo dopo pezzo.
Gaia, senza nemmeno rendersene conto, con quei piccoli gesti, sta demolendo ogni mia illusione di distacco.
Torno allora a guardare Bartolomeo.
Il poliziotto ha una faccia tesissima.
Mi fissa ed inizia a mimare espressioni sempre più nervose, storcendo la bocca, agitando appena il capo, cercando disperatamente di farmi capire una cosa sola:” Intervieni subito, non rimandare.”
Lui stesso però non si muove.
Però, in fondo, cosa potrebbe dirle? A che titolo potremmo intervenire?
Persino Bartolomeo, uomo abituato ad avere controllo sulle situazioni, sembra paralizzato davanti a Gaia. Come se avesse paura che, qualunque parola sbagliata, possa peggiorare tutto ancora di più.
Poi Massimo dice:” Un attimo, torno subito.”
Gaia prova immediatamente a sollevarsi appena con il busto, quasi per seguirlo con lo sguardo. In questo momento i suoi occhi incontrano i miei.
Il mio viso tradisce tutto.
Delusione, rabbia, umiliazione.
Non riesco più a nasconderle.
Lei mi guarda per un istante soltanto, ma sul suo volto non compare alcuna emozione precisa. Nessun senso di colpa evidente, nessuna esitazione. È come se in questo momento esistesse solamente Massimo. Infatti torna subito a guardare lui.
Il barista allora la rimprovera subito:” Gaia; devi stare sdraiata, lo dico per il tuo bene.”
Appoggia di nuovo, delicatamente, le mani sulle sue spalle.
E Gaia, senza opporre la minima resistenza, torna immediatamente a distendersi.
Come se quel tono sicuro bastasse da solo a convincerla.
Poi aggiunge sottovoce:” Scusami.”
Quella parola mi arriva addosso come un’altra coltellata.
Non è rivolta a me.
Ed è proprio questo il punto.
Si sta scusando con lui, con naturalezza.
Come farebbe una qualsiasi ragazza, con qualcuno a cui tiene davvero.
Sento lo stomaco chiudersi ancora di più.
Il mio destino nel arena è segnato.
Continuo a ripetermelo mentalmente.
Uno schiavo può resistere a un colpo, forse a due. Ma io ne sto ricevendo troppi, uno dietro l’altro. E ogni gesto di Gaia sembra studiato apposta, per farmi perdere lucidità.
Massimo le dice ancora:” Torno subito.”
Lei, senza nemmeno provare a rialzarsi con il busto, replica subito:” Fai in fretta.”
La sua voce cambia completamente.
Diventa dolce, quasi tenera.
E questa cosa mi destabilizza ancora di più.
Non il contatto fisico, non il fatto che lui la stia sfiorando.
Ma la spontaneità con cui Gaia, si sta lasciando andare a quella situazione.
Massimo toglie lentamente la mano dalla sua guancia.
O almeno prova a farlo.
Perché Gaia continua a trattenergliela.
Le loro mani rimangono sospese a mezza aria, ancora unite; come se lei non volesse interrompere quel contatto, neanche per pochi secondi.
Il barista sorride:” Torno subito.”
Lei ricambia immediatamente il sorriso:” Prometti, o non ti lascio la mano.”
Quella frase mi colpisce violentemente.
Perché detta così non sembra più nemmeno un gioco.
Sembra intimità,complicità.
Massimo allora torna ad abbassarsi verso di lei.
E le lascia un bacio sulla guancia.
Lento,intenso.
Le sue labbra rimangono appoggiate sulla pelle di Gaia, per qualche secondo di troppo, perché quel gesto possa sembrare innocente.
Sento il sangue salirmi alla testa.
Faccio perfino un passo in avanti,istintivamente.
Sono pronto a intervenire,a dire qualcosa,a fermare quella scena.
Ma mi blocco immediatamente.
No,non posso intervenire.
Non devo.
Perché ho la sensazione chiarissima che, se reagissi in questo momento, per me sarebbe davvero finita.
Anche se, dentro di me, temo che lo sia già comunque.
Sta succedendo tutto troppo in fretta.
Non riesco più a ragionare lucidamente.
Gaia mi sta mandando lentamente a fondo.
Massimo si stacca finalmente dalla sua guancia, e le dice:” Ti basta come garanzia? ”
Lei annuisce subito.
E i suoi occhi sono pieni di felicità.
Ha uno sguardo luminoso, completamente sciolto.
Sorride in un modo, che non riesco nemmeno a ricordare, di aver visto rivolto a me o altri.
Si sta sciogliendo davanti a lui, come neve al sole.
E io resto immobile, a guardare la scena, sentendomi completamente impotente.
Finalmente il barista si allontana.
Gaia rimane sdraiata a terra.
Nel frattempo Bartolomeo perde la pazienza.
"Finiscila; stai esagerando."
Gaia non lo degna nemmeno di uno sguardo.
Continua a fissare il soffitto, distante, quasi estraniata da tutti.
Il poliziotto allora alza la voce:
"Gaia; per favore. Tirati su. Ti stai comportando malissimo con Francesco."
Ancora una volta lei lo ignora completamente.
Bartolomeo, visibilmente fuori controllo, si rivolge improvvisamente a me:” Francesco; devi intervenire. Svegliati. Te la sta portando via, sotto il naso.”
La sua voce è spezzata dalla rabbia e dalla paura.
Non parla più come un poliziotto.
Sembra un padre, che sente di stare perdendo il controllo della situazione.
E forse anche della figlia.
Nonostante quelle parole, Gaia non si gira neppure verso di me.
Nemmeno un’occhiata, nemmeno un’esitazione.
È come se io, dentro questo locale, fossi diventato invisibile.
Come se la mia presenza non avesse più alcun peso.
Resto immobile.
Non replico.
Anche perché non saprei davvero cosa dire.
Bartolomeo allora mi raggiunge in fretta. Mi afferra per le braccia e prova quasi a scuotermi:” Francesco; ti prego, devi fare qualcosa. Non puoi rimanere passivo.”
Lo guardo senza riuscire a rispondergli.
La verità è che mi sento paralizzato.
Come se qualunque scelta fosse sbagliata.
Se intervenissi, rischierei di sembrare ridicolo.
Se restassi fermo, darei l’impressione di aver già perso.
Nel frattempo interviene mio padre:” Bartolomeo; io non ci vedo nulla di malizioso. Gaia non sta bene, e il barista sta solamente facendo il suo lavoro.”
Parla con tono tranquillo, quasi rassicurante.
Come se volesse spegnere questa tensione crescente.
Poi aggiunge:” Probabilmente ha fatto un corso di primo soccorso. Gaia era agitata, e lui è stato bravo a tranquillizzarla. Ora non c’è più bisogno di portarla al pronto soccorso.”
Gaia si gira subito verso mio padre.
E gli sorride.
Un sorriso dolce, riconoscente.
Poi dice:” Grazie, lei è una persona buona e comprensiva.”
Quelle parole sembrano distruggere definitivamente Bartolomeo.
Il poliziotto si mette entrambe le mani sul viso, in un gesto di disperazione autentica.
Non sembra più nemmeno arrabbiato.
Sembra esausto.
Come un uomo, che vede una situazione sfuggirgli dalle mani, senza riuscire a fermarla.
Si allontana lentamente da me e raggiunge i suoi colleghi.
Inizia a farfugliare qualcosa sottovoce.
Parole spezzate,confuse.
Non riesco a capire cosa stia dicendo.
I tre poliziotti si girano immediatamente verso di lui, cercando di tranquillizzarlo.
Uno gli appoggia perfino una mano sulla spalla.
Mio padre, invece, si inginocchia accanto a Gaia.
Le prende delicatamente la mano e le dice:” Sono qui, puoi contare su di me.”
Gaia gli sorride ancora.
Ma, proprio in questo istante, torna Massimo.
E tutto cambia immediatamente.
Il barista si avvicina ed esclama:” Cosa succede? ”
Gaia sottrae subito la mano da quella di mio padre.
Con naturalezza.
Quasi istintivamente.
E torna immediatamente a guardare Massimo.
Come se, una volta rientrato lui, gli altri smettessero automaticamente di esistere.
Il barista osserva la scena e dice subito:” Vi ho già detto di starle lontani, deve poter respirare.”
Poi guarda mio padre:” Si allontani. Gaia non ha bisogno che le tenga la mano.”
Gaia annuisce immediatamente.
E sorride a Massimo.
Un sorriso pieno di fiducia.
Mio padre, invece, si rialza lentamente, completamente imbarazzato.
Per la prima volta da quando è entrato nel locale, sembra non sapere più dove guardare.
Bartolomeo assiste anche a questa scena, senza riuscire più a nascondere il proprio stato d’animo.
Si porta lentamente una mano sulla fronte, chiudendo gli occhi per un istante, e scuotendo la testa; come se stesse cercando disperatamente di mantenere il controllo.
Ma il controllo lo ha perso da diversi minuti.
E lo sa anche lui.
La sua non è più soltanto rabbia.
È frustrazione, è impotenza.
È la sensazione terribile, di vedere la situazione degenerare davanti ai propri occhi, senza riuscire a fermarla.
Farfuglia qualcosa sottovoce ai colleghi, parole spezzate dalla tensione.
Non riesco a distinguere bene il contenuto, ma il tono è chiarissimo.
Sta esplodendo.
Uno dei poliziotti gli si avvicina immediatamente e gli dice a bassa voce:” Basta, ti può sentire. Stai calmo.”
Glielo dice con tono fermo, ma prudente.
Non vuole soltanto tranquillizzarlo.
Vuole impedirgli di peggiorare ulteriormente la situazione.
Bartolomeo inspira profondamente, ma il suo sguardo continua a tornare su Gaia e Massimo.
Ogni volta che li guarda, la sua espressione si irrigidisce ancora di più.
Sembra combattuto tra il desiderio di intervenire, e la consapevolezza che, qualunque reazione impulsiva; potrebbe allontanare ancora di più Gaia.
Ed è proprio questo il punto che lo distrugge psicologicamente.
Non ha paura del barista.
Ha paura di non riuscire più ad avere alcun peso nelle decisioni di Gaia.
Nel frattempo, la mia compagna di università continua a restare concentrata esclusivamente su Massimo.
Come se tutto il resto del locale fosse diventato rumore di fondo.
E questa indifferenza involontaria verso il il poliziotto, è ciò che lo ferisce più profondamente.
Perché Bartolomeo non sta assistendo soltanto a una scena che non approva.
Sta assistendo alla perdita della propria autorità.
E forse, almeno in questo momento, teme perfino di stare perdendo il legame stesso con Gaia.
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